Itinerario 2.4, pagina 3.

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L'azione esercitata da Luna e Sole sull'acqua degli oceani diminuisce in proporzione del cubo della distanza, e non in quella del quadrato della distanza.


La formula fisica valida per le maree.

[P3] Se elevassino le distanze solo al quadrato, applicando la formula della legge dell'attrazione, avremmo infatti i seguenti rapporti medi:
Sole 1, Luna ca. 0,0056.
Ovvero: Luna 1, Sole ca. 178.

Quando nella realtà il rapporto dei rispettivi contributi medi nel generare le maree è il seguente:
Sole 1, Luna > 2,19.

[P1] Certo. Trattasi di eccezione. Per quanto riguarda le maree, l'attrazione della Luna e del Sole diminuisce in proporzione del cubo della distanza, e non in ragione del quatrato. E' così.

Una questione di metodo.

[P3] Ogni eccezione deve avere una giustificazione. In una teoria, una incoerenza, senza spiegazione, è una spia che indica che qualche cosa non coincide con la realtà.

Giustificazione.

[P1] Le maree sono la manifestazione della variazione dell'azione gravitazionale della Luna e del Sole sulle acque degli oceani, per il fatto della rotazione della Terra attorno al proprio asse.

Nel solo caso delle maree, l'importante è la variazione delle forze, il gradiente, e non le forze per sé [sic!].

Di fatto, la distanza del Sole è talmente grande, che la differenza della sua attrazione, sui diversi luoghi della Terra, è del tutto trascurabile.

[P3] Fatto che già trova posto nella formula normale dell'attrazione.

[P1] Ma qui uno deve considerare che l'attrazione, che la Luna esercita sui diversi luoghi della Terra, varia di molto, non come succede con quella del Sole.

Un'analisi quantitativa ha dimostrato che le differenze delle forze di gravitazione sulla superficie di tutta la Terra sono proportionali al cubo delle distanze Sole-Terra e Terra-Luna (M. Tomczak, 1996).

Commento.

[P3] Se accettiamo l'affermazione che la causa delle maree è l'attrazione, siamo poi costretti ad adattare la formula, e dire che ciò vale solo nel caso delle maree, andando contro il principio dell'universalità delle leggi della fisica.

E' come tornare ai tempi prima di Galileo, quando si poteva proporre spiegazioni arbitrarie ad hoc, sospese sui trampoli, senza prove, in occasioni di divergenze tra una teoria e la realtà.

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Un esempio.

[P3] A questo proposito, la storia ci fornisce molti esempi di quando, piuttosto di ammetere di non sapere, si creano delle spiegazioni ad hoc da parte di persone autorevoli.

Ad esempio, Tolomeo, la più alta autorità, nel campo dell'astronomia, nel secondo secolo dopo Cristo, accettò l'invenzione degli epicicli. Da quel momento, il principio dell'ipse dixit ha fattto il resto.

Un altro caso di ipse dixit.

Anche oggi la propensione allo ipse dixit è ancora operativa nel caso delle maree.

Piuttosto di dire di non sapere, viene cambiata la formula arbitrariamente. Si fa passare una inconsistenza come eccezione. Così viene tralasciata l'opportunità di capire cosa c'è dietro. E ciò dura da secoli.

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La forza d.

[P3] In questo sito, come causa delle maree viene assunta la “forza d”, dovuta al movimento angolare rispetto a dell'altra materia.

La forza d si presenta in valori discontinui, i quali quando critici, forse quanto alla configurazione della molecola, in questo caso dell'acqua, vi indurrebbero dei cambiamenti di densità, durante episodi di interazione; beninteso allorché si realizzano tutte le altre condizioni richieste, prime tra tutte quelle termodinamiche di coerenza, di scambio di calore, +++ in coerenza con la tendenza del movimento.

L'effetto, più o meno importante, secondo la località, dà luogo ad un meccanismo con due compensazioni [spiegato nell'itinerario 2.6], le quali, sommate assieme, prendono la forma di un'onda di marea, che si sposta lentamente, in confronto alla velocità di rotazione della Terra, formando così dei bacini di marea.


A proposito dell'analisi quantitativa.

[P3] L'analisi quantitativa di M. Tomczak prima citata - per la quale le differenze delle forze di gravitazione sulla superficie di tutta la Terra sarebbero proportionali al cubo delle distanze Sole-Terra - non ha senso.

Bacini di marea.

L'unità di spazio di un'onda di marea, ove essa si sviluppa, non è la Terra, ma un bacino di marea.

Ci sono molte unità di spazio, chiamate “bacini di marea”. Un'onda di marea prende forma quando l'acqua diminuisce la sua densità, in tempi successivi, nei diversi luoghi del bacino. Diminuzione di densità dell'acqua, che può manifestarsi come figure d'acqua, più o meno visibili.

Ciascun bacino di marea ha la sua onda di marea, con un suo ciclo, diurno o bi-diurno, autonoma rispetto a quelle che, nello stesso tempo, si stanno sviluppando altrove, ciascuna all'interno del proprio bacino.

segue

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critiche; forza d; episodi d'interazione;

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Le pagine dell'itinerario 2.4:

2.4.1 Confronto sulle maree - introduzione.
2.4.2 Due differenti descrizioni delle maree.
2.4.3 La formula fisica valida per le maree.
2.4.4 Il rapporto delle forze.
2.4.5 Numero delle onde di marea.
2.4.6 Unità di spazio di un'onda di marea.
2.4.7
Quando Terra, Luna e Sole sono allineati.
2.4.8
Le diverse cadenze delle maree.

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